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SlEXTING – Amore e sesso ai tempi del Covid

12 Marzo 2021 | di Liviana Rose

i mondi di carta - Liviana Rose

Avevamo il mondo in mano e d’un tratto è franato sotto i nostri piedi.

Parlo di quelli come me che si ritrovano negli anta classificati sotto la categoria SINGLE.

Mia nonna dice ancora “signorina”, i detrattori “zitella”, se sono gentili, o “zitellona”, se lo sono di meno.

E’  quell’età di mezzo per trovarsi o ritrovarsi single, in cui le possibilità sono due: rendersi conto che purtroppo  o per fortuna si sta bene da soli, oppure si è abbastanza realizzati da potersi permettere qualunque cosa.

E in questo “qualunque cosa” c’è chi si perde e chi si ritrova.

Dicevo, un mondo idilliaco, un mondo cattivo, rimpicciolito, affascinante, buio: ce n’era davvero per tutti i gusti e poi? Tutto finito da un giorno all’altro.

Una pandemia mondiale che ci investe come uno tsunami che nemmeno Hollywood…

Chiusi i musei, le palestre, i bar e i ristoranti, aboliti i concerti, messi al bando locali notturni e discoteche e, infine, abbassate le serrande dei cinema.

La paura ci ha afferrato la gola e, a ogni respiro, stringeva un po’ di più per toglierci l’ossigeno.

Quanti incontri non saranno avvenuti alla fermata dell’autobus a causa del Covid? Quanti caffè non presi assieme, quante storie d’amore non saranno sbocciate? Quanti matrimoni saranno andati in pezzi per la forzata convivenza? Secondo un amico avvocato divorzista i numeri sono impressionanti.

Laviamoci le mani, non tocchiamoci gli occhi, mettiamo la mascherina, non abbracciamoci più, non stringiamoci la mano, non fiatiamo, diffidiamo di chiunque, manteniamo le distanze. Diamo una spruzzata di amuchina anche ai pensieri.

Eppure è nell’animo umano, soprattutto in quello di noi italiani, di socializzare, di stringerci la mano, di baciarci sulle guance, di abbracciarci.

Affrontiamo quella che è una non-vita: stare un sabato sera sul divano a guardare un film con una seconda pelle di pile sapendo di poter andare ovunque, è libertà. Passare un sabato sera sul divano perché c’è il coprifuoco è, al contrario, insopportabile e alienante tanto da non farci nemmeno più vedere davvero ciò che stiamo guardando: tutti automi ormai schiavi di Netflix.

Un aiuto, uno psicologo per la maggior parte di noi, tralasciando chi ha la fortuna di avere per amici i libri, è quello schermo che si illumina ad ogni notifica. E se non arriva continuiamo a guardare se abbiamo campo.

Quel bip che ci dice che un’altra anima nel mondo ci ha pensato, scritto, mandato foto, cliccato un like.

Like, piacere, voce del verbo, non sostantivo.

Perchè sentiamo continuamente il bisogno di piacere a qualcuno.

Quando mi è stato chiesto di scrivere un pezzo sull’amore e il sesso ai tempi del Covid per il blog dei Mondi di Carta mi sono resa conto che era passato un anno di questa non-vita senza accorgermene.

Ho ripensato alle sparute uscite di questa estate con i sorrisi imbavagliati dalla mascherina, al rossetto intonso sulla console del bagno, alle paia di decolletè dal tacco improponibile con le suole vergini.

Ho preso il telefono e ho scaricato Tinder.

Tinder è un’applicazione di incontri che avevo già conosciuto dopo la mia separazione quattro anni fa. Carichi qualche fotografia, metti una tua presentazione, contrassegni i tuoi interessi da un elenco prefissato e vieni messo in vetrina. Gli altri utenti vedranno il tuo profilo e decideranno se swippare, vale a dire scartarti se strisciano il tuo profilo verso sinistra o sceglierti se ti mandano a destra. Se swippi verso l’alto mandi un super like, quindi bisogna stare davvero attenti a non confondersi. Giunti a questo punto però se tu non hai swippato a tua volta lo stesso profilo, il match non s’ha da fare.

Che foto mettere e che parole scrivere è solo questione di marketing: cosa vuoi vendere? Su cosa vuoi focalizzare l’interesse del consumatore?

Cerchi sesso? Metti in mostra parti del corpo e boccuccia a culo di gallina.

Cerchi sadomaso? Allora manette, frustini, lingerie ricercata, corde, indumenti di pelle.

Cerchi l’amore? Allora probabilmente metterai tramonti sul mare, fiori e gattini e cagnolini.

Cerchi chiacchiere? Qui ci metterai la faccia perché non hai niente da nascondere.

E cosa scriverai? Bugie. Fondamentalmente bugie perché si cerca sempre di essere ciò che non si è. Che quindi è già un concetto sbagliato di partenza se vuoi trovare l’amore, ma non lo è di meno neanche per il sesso.

Come mi sono comportata io?

Ho messo la foto della mia faccia, la stessa che si vede nel mio profilo autore, un paio di copertine dei miei libri, il mio cane, i miei gatti e una selezione della mia collezione di scarpe col tacco con tanto di piede che le calza.

Sono una barista scrittrice. Cosa faccio nel tempo libero? Non ho quasi mai tempo libero.

Mi piace conoscere gente e chiacchierare e scrivere e leggere e guardare film in bianco e nero e ascoltare musica e… Poi finiscono i caratteri a disposizione (500 ndr). Sono una concreta sognatrice e l’unica frivolezza che mi concedo sono le cento e passa paia di scarpe col tacco che colleziono.”

Che match si possono ottenere da un profilo come questo? Contando che la foto mette in mostra la mia scollatura, arrivano soprattutto uomini in cerca di relazioni fugaci, feticisti dei piedi e uomini sottomessi.

A questo proposito c’è un intero vocabolario di acronimi e termini particolari che bisogna imparare a comprendere per agevolare il match.

-ONS: one night stand, che tradotto brutalmente sarebbe “una botta e via”. Quindi sesso senza complicazioni, spesso con uno sconosciuto.

-BDSM: termine vasto che include Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomissione, Sadismo e Masochismo.

-420: sta a significare l’uso di cannabis, orario preferito dai consumatori le 4 e 20 di pomeriggio, da questo il termine.

-DEMISESSUALE: un termine difficile da spiegare e forse ancor di più da comprendere che riguarda la nascita del desiderio sessuale solamente nel momento in cui avviene un legame affettivo.

-KINKY: tradotto quasi letteralmente questo aggettivo significa “strano” soprattutto per quanto riguarda la sfera sessuale.

-VANILLA: l’esatto contrario di Kinky, il termine Vanilla indica invece chi fa solo sesso ritenuto “normale”.

-MASTER: l’uomo è un dominante e ha bisogno di una donna sottomessa o SLAVE.

-MISTRESS/FEMDOM: il femminile del termine master e quindi una donna dominante.

-SQUIRTING: emissione zampillante di liquido in seguito all’orgasmo femminile.

-PEGGING: penetrazione attraverso un fallo di gomma o sex toys.

-STRAPON DILDO: fallo indossabile mediante un’imbracatura.

-CROSSDRESSER:  significa “vestire in modo opposto al proprio sesso”.

-BULL: uomo che fa sesso con una donna mentre il marito o il compagno guarda.

Come scegliere dunque?

La maggior parte degli uomini gradisce esibire i propri addominali scolpiti, le pettinature fresche di barbiere, viaggi in barca, pieghe estreme con la moto, arrampicate, discese in piste nere, sigari in bocca e tatuaggi, tanti tatuaggi.

Chi non ha addominali punta su frasi intelligenti o aforismi, i più gettonati dei quali sono: Carpe diem e Vivi e lascia vivere.

Quelli sposati che cercano una relazione extra-coniugale e che chiedono alle donne di non esprimere moralismi di sorta, non mettono mai il proprio volto per la comprensibile paura di essere beccati dai conoscenti. Mi è capitato di trovare profili di persone conosciute ma ho swippato a sinistra forse per mantenere una sorta di distacco emotivo.

Ci sono ancora coppie che selezionano un bull o cercano uno scambio, feticisti che vogliono adorare i piedi, master, sottomessi, piloti di linea che chiedono compagnia ad ogni scalo, uomini trasferiti da poco in una nuova città che cercano amicizie. Dai ragazzini imberbi ad uomini prossimi alla pensione.

Genitori separati che sottolineano il fatto di non cercare una nuova mamma per i propri figli.

Tutti laureati, tutti realizzati, cittadini del mondo, intenditori di vini-rum-whisky, libri-film-musica che nemmeno tre vite basterebbero.

Eppure mi sorge un interrogativo: se la nostra/vostra/loro vita è così perfetta, perché abbiamo bisogno di ricorrere ad un’applicazione e ad una chat per avere qualcuno che ci scriva?

Perchè dietro ad uno schermo è tutto più semplice, più veloce, più coinvolgente: rimane allo stesso tempo quell’alone di mistero che ci permette di rivelare anche i nostri sogni più reconditi. Indossiamo quella maschera così cara alla commedia dell’arte, ed è proprio indossando una maschera che ci sentiamo veramente liberi.

Ci sono quelli che vogliono colpire con una presentazione arguta e sagace, altri scrivono in inglese forse per farsi capire meglio dalle mercenarie del sesso che mi dicono essere presenti a frotte sull’app, alcuni non scrivono proprio niente se non la loro altezza perché pare fondamentale che l’uomo sia alto così, in un’eventuale uscita, la donna potrà indossare i tacchi. Forse per questa pretesa ho constatato che se le donne mentono sull’età, gli uomini mentono sull’altezza.

I più fini mettono anche la lunghezza del proprio pene oppure si danno alias come Tony Tromba e Ventiecaldi (questi me li sono proprio segnati).

Ecco alcune delle presentazioni che ho swippato sia a destra che a sinistra:

Uomo di 40 anni risolto, single. Professionista riservato.

Kinky e sperimentatore, indole dom ma senza ossessioni. Curioso, peculiare, a volte timido, a volte sfacciato. Gradisco le esploratrici, non escludo esperienze di medio, lungo o eterno periodo.

-420 friend. P.s. Fuori di Covid, son convinto che ci si scopra di più con i desideri profondi, che con tante altre chiacchiere. Cinema, arte, scienza, pop culture e visione precisa della vita fanno parte del pacchetto.

Sono una splendida crossdresser di Milano, alla ricerca della ragazza a cui piaccia il genere, per divertirsi ma non solo. P.s. Lo sono solo nel mio intimo e privato.

Posso essere qualsiasi cosa… Vero, gender fluid, molto attiva, (22) e molto passiva. Strapon & BDSM lover.

No a coppie, curiose, falsi profili, mercenarie.

In casa ho perso tutto: la passione, la tenerezza, l’intimità, la complicità: vorrei ritrovare tutto. E la sera torno a casa per amare i miei figli.

Solo donne sposate. O in cerca di pure emozioni. No a zitellone in cerca dell’amore della vita.

-Roberto informa di avere annegato il suo cuore in una botte di rum. Ricompensa a chi verrà a berlo. Non voglio più costruire case dentro cuori spezzati.

Cerco amica a Cremona. Passionale e desiderosa di condividere fantasie indicibili. Capace di assecondare voglie di un uomo di 45 anni carino, dolce e romantico che adora la lingerie e tanto altro.

Alla larga moralismi inutili. Vivi e lascia vivere…

Che cos’è l’amor? Un sasso nella scarpa che segna il passo.

La spontaneità è una posa difficile da tenere.

Sposato, professionalmente molto impegnato, cosa faccio qui? In cerca di un po’ di spensieratezza e leggerezza…

Gustavo. Il mio nome la dice lunga su cosa mi piace… tutto il resto è da scoprire. Non chiedetemi cosa cerco qui perché è una domanda che offende la mia intelligenza.

Si paga al supermarket e si prega in chiesa. Se fossi il principe azzurro avrei un cavallo bianco, ho una bocca collegata a quel che serve per parlare ma è difficile spiegare i fantasmi di una mente.

Io ci leggo ferite. Ma davvero le donne sanno fare così male? Mia nonna, fucina di saggezza antica, direbbe “vieni giù dal pero” che è una maniera gentile di dirmi di aprire gli occhi.

E alla fine? Dopo tutto questo impegno per presentare il prodotto, nuovo o ricondizionato, e promozionarlo al meglio con un impiego soprannaturale del settore marketing?

Ci si mette in gioco perché basta allungare la mano per afferrare il mondo dentro a quel piccolo schermo che si illumina.

Prima di swippare bisognerebbe accendere il parental control, quello che si imposta sulla Tv per i bambini, e che sulle chat di incontri dovrebbe essere un’allerta sulla differenza fra la pornografia facilmente fruibile sul web e il sesso vis à vis. La stessa differenza che passa tra il bestseller/blockbuster 50 sfumature di grigio e il BDSM vero con la filosofia che lo genera.

A questo punto, se scatta il match uno dei due deve fare il primo passo mandando un messaggio. Nella versione Premium che costa la modica cifra di 30,99 € per un mese, 15,83 € al mese per 6 mesi o 10,41 € al mese se si fa l’abbonamento annuo, si vede prima chi ha swippato a destra.

Per ovviare a tutta la trafila molti mettono già nella descrizione di Tinder il proprio account Instagram, soprattutto se ambiscono a nuovi follower (acronimo IG) oppure quello Telegram (TG).

Telegram è fondamentalmente il doppione di Whatsapp costruito ad hoc per questo tipo di relazioni soprattutto perché è possibile inviare video e fotografie con autodistruzione di modo che nessuno possa usare il materiale in alcuna maniera ed è possibile rendere invisibile in proprio numero telefonico per rimanere nell’anonimato.

Telegram o Whatsapp sono molto più maneggevoli della chat di Tinder nella quale non si possono mandare foto o messaggi vocali; unica possibilità una videochiamata per gli utenti paganti.

Quindi se dopo il match e un assaggio di conversazione ci si trova a voler comprare il prodotto pubblicizzato ecco che ci si sposta di piattaforma.

Parlando con le mie colleghe organizzatrici del Festival della letteratura ed arte erotica che ho creato undici anni fa e che si tiene ogni anno a settembre a Zibello nei locali del mio ristorante e nel  soprastante teatro Pallavicino, chiedendo loro alcune spiegazioni sui termini tecnici a me più ignoti, ho raccontato della sorta di ricerca sul campo che stavo svolgendo per il contributo a questo blog.

Ricordo di essere uscita con una frase del tipo: un gruppo di porci patentati. Una delle ragazze allora mi ha chiesto di definire un porco patentato e io candidamente ho risposto: sono quelli che appena passi su Telegram ti mandano la foto del pisello prima ancora di quella del loro volto.

Poi ho pensato che in alcuni casi sono state proprio le nostre parole ad indurli ad un tale gesto.

All’uomo piace fotografarsi il pene e soprattutto piace masturbarsi o manifestarne l’intento tanto che diventa un bisogno praticamente quotidiano.

Una volta entrata in confidenza con molti di loro e cercando di trattenere l’ironia che ne scaturisce guardando la situazione dall’esterno, perché io ho un’idea diversa di autoerotismo, ho chiesto da cosa derivasse questo bisogno.

Le risposte sono state talmente varie che alla fine non sono riuscita a ricavarne una unica: bisogno, urgenza, voglia, assuefazione, voracità, dipendenza.

Quindi diventa normale fotografarsi parti del corpo, farsi brevi video, registrare messaggi vocali e scambiarseli con il prescelto.

Anche per questa modalità di sesso virtuale è stato coniato un termine ad hoc: SEXTING che non è nient’altro che la contrazione dei termini SEX (sesso appunto) e TEXTING (quindi invio di messaggi in formato elettronico).

E’ un gioco nel quale è facile farsi prendere la mano perché il vedo-non vedo, il continuo cercarsi, il battere sui tasti giusti, è come acqua per un assetato. E poi mandiamo fotografie per guardare o per essere guardati?

Fotografie di dettagli: un capezzolo inturgidito, un sedere ben tornito, addominali scolpiti, pelle liscia, barba incolta, peli, niente peli, unghie laccate, sguardi infuocati, tocchi proibiti, erezioni mal celate dai pantaloni.

E poi ci vengono in aiuto le emoji, gli sticker e soprattuto le gif (graphics interchange format): sensualissime quelle in bianco e nero di corpi che si cercano.

Proviamo a pensare a persone abituate ad avere il mondo ai propri piedi che ora devono avere paura persino di togliere la mascherina per scambiarsi il primo bacio o mentre fanno sesso.

Oppure chiedono il test negativo al tampone assieme all’uso del preservativo.

Così facile trovare qualcuno che ci ecciti e così difficile poterlo incontrare destreggiandoci tra un arcobaleno di colori e le reminiscenze di geografia, ad un palmo dal nostro naso, perché Tinder, furbescamente ci mette davanti agli occhi persone che non sono poi tanto distanti da noi, usando la geolocalizzazione.

E allora di tutto questo cosa rimane? Per citare Mogol: lo scopriremo solo vivendo.

Rimangono le lunghe attese. La frustrazione. Le aspettative disattese o meno. I cuori infranti. Le delusioni. Il sesso di un pomeriggio incastrato tra un permesso al lavoro e la scuola dei figli. Forse qualche grande storia d’amore.

Rimane comunque un’opportunità in più: Tinder batte Covid 1 a 0.

Perchè dopotutto ho conosciuto persone interessanti che rimarranno nel cassetto dei ricordi indelebili, ho provato passione, empatia, aspettativa, sorrisi, eccitazione, piacere (sostantivo, non voce del verbo).

Per non perdersi e non diventare dipendenti dal gioco, confido nell’intelligenza dei fruitori, nel saper discernere tra finzione e realtà, nel leggere tra le righe e nel pensare se sia giusto o meno cercare quello che non possiamo trovare tra le mura domestiche. E mantenere sempre alta l’asticella del rispetto nei propri confronti e nell’anima con cui abbiamo fatto match: nel campo di gioco del rispetto reciproco tutto è permesso.

Mi sento di dare qualche consiglio a quella sponda femminile che non ho preso in considerazione (il quadro venuto fuori dalle mie chiacchierate è un po’ scolorito) perché di questa parlerà un amico in un prossimo intervento nel blog.

Vivete l’attimo, non soprassedete sull’uso corretto dei congiuntivi, non precludetevi il sano ristoro di un’amicizia virtuale che può rimanere anche solo tale ma può accrescervi sia moralmente che fisicamente, non regalate il corpo se la mente non è d’accordo, sentitevi belle e desiderate e se avete il cuore fragile fasciatelo fin da subito con un rotolo di scotch prima che vada in mille pezzi. Perchè si può stare parecchio bene ma ci vuole davvero un attimo a farsi anche molto male.

P.S. Dove ho conosciuto il mio amico? Su Tinder. Ma non si dice.

Liviana Rose

 

(Scrivo della mia terra, che è terra di sincere passioni, sole che picchia sulle teste, nebbie che ti entrano nelle ossa e campagna verde e rigogliosa. E’ una terra godereccia e laboriosa che ha saputo coniugare il piacere della buona tavola e lo scorrere lento del Grande Fiume che la attraversa. Con i miei racconti di gente comune e di storie straordinarie spero di aver dato un piccolo contributo a dipingere la Bassa Parmense così come hanno saputo fare Giuseppe Verdi con la musica e Giovannino Guareschi con il lapis che l’hanno resa immortale. Nel 2011 ho creato il festival della letteratura ed arte erotica “Un Po diverso, un Po di Eros” ospitato nella splendida cornice di Teatro Pallavicino a Zibello, dove il Po ovviamente è il Grande Fiume. Questo primo intento pionieristico di coniugare tutti i piaceri della vita quindi, oltre ad arte e letteratura, anche buon cibo, vino, abbigliamento, teatro e fotografia, ha dato vita ad una serie di eventi legati al Festival che si sono svolti in tutta Italia.)

 

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