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MIO FRATELLO ICARO

23 Aprile 2021 | di Sandy Stanghellini

i mondi di carta - Sandy Stanghellini

Questa è una storia eccezionale, che narra di un legame particolare, di tenerezza e di vita, quella vita che, a volte, è più forte della morte e combatte serrando i pugni, digrignando i denti e, pur piccola essa sia, si impone come un macigno, esplode come una bomba e fa capire a tutti chi comanda.

È la storia di mio fratello, un fratello davvero speciale, non solo perché è un gatto e questo può sembrare un po’ strano (ma è stato allevato da mia mamma quindi un po’ come un fratello lo posso vedere) ma soprattutto perché è stato forte. Così forte da battere la morte, anche se con un piccolo aiuto, il nostro.

Icaro, si chiama. Come il ragazzo che volò troppo vicino al sole con le ali posticce e finì per cadere, morendo. Mio fratello Icaro però, vicino al sole non ha mai volato. È stato, in realtà, recuperato da mia madre sul tetto di una rimessa, appena nato. Un po’ per scherzo, un po’ per magia, ho deciso di chiamarlo Icaro, come se fosse piovuto dal cielo anche se a volte ci piace pensare che si sia auto generato perché più che un micio sembra un miracolo.

Il gattino in questione era così piccino che aveva ancora il cordone ombelicale di mamma gatta attaccato. Era troppo giovane perché non necessitasse di latte, quindi abbiamo tentato di lasciarlo alle cure di ben due gatte gestanti differenti ma entrambe si sono rifiutate di accoglierlo nel loro nido. Questo era un bel guaio per il piccolo Icaro.
Cosa potevamo fare, allora? Ormai la triste fine sembrava scritta ma io e mia madre non volevamo darci per vinte. Mia madre si è rimboccata le maniche e ha ricoperto il ruolo della mamma che mancava ad Icaro. Notte e giorno lo nutriva con il latte di capra attraverso l’uso di un piccolo biberon; si alzava anche all’1.00 di notte perché la piccola creatura piangeva lamentando, con non poca rabbia, la pancia vuota; cambiava spesso le copertine di lana e si assicurava che fosse sempre al caldo… ma, nonostante le cure impeccabili, le probabilità di sopravvivenza del gattino rimanevano comunque davvero esigue, se non nulle: mancando del primo latte della mamma gatta, non poteva sviluppare gli anticorpi e ogni minima infezione avrebbe potuto ucciderlo. Anche un semplice raffreddore, o un batterio. Si distingueva già il bussare della morte venuta per portarsi via il piccolo Ics.

E invece no. Non è successo niente di tutto ciò. Icaro non voleva morire, voleva vivere.

Ancora traballante, voleva camminare, conoscere, sentire, fregandosene delle avversità. Dopo una settimana, aveva già gli occhietti aperti sul mondo e su di noi. Su mia madre, che lo accudiva come fosse suo figlio e su di me, che lo fiancheggiavo e lo sostenevo come una sorella maggiore.

Passo dopo passo, il piccolo Icaro ha imparato a scoprire con vivace curiosità e acutezza della mente ciò che lo circondava, ha stretto amicizia con gli altri gatti e col cane, ha zampettato in cortile con coraggio, ha saputo far capire quando voleva il latte al posto della pappa, il tutto imponendosi con arroganza in un mondo a lui tanto avverso.

L’11 aprile Ichy ha compiuto sette mesi, in barba alla morte. Tutti lo davano per spacciato ma io ho sempre creduto in lui, fin dal primo giorno che l’ho visto. Sapevo che quel corpicino così fragile e microscopico nascondeva una fiamma inestinguibile perché speciale.

La storia di mio fratello Icaro vuole essere un esempio per tutti: quando la vita ti è avversa, quando ti sembra di non avere altre possibilità se non mollare, stringi i pugni e combatti. Se ce l’ha fatta Icaro, ce la possono fare tutti.

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