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IL CAPRETTO TIBETANO NANO DINDO

21 Maggio 2021 | di Rosalba Torretta

i mondi di carta - Rosalba Torretta

Intervista al Signor Claudio

 

Un vasto appezzamento in aperta campagna, chiaramente dedicato: altrimenti cosa ci farebbero, sparsi qua e là, estesi recinti lignei, cucce a guisa di rifugio, arnie e verdi distese d’erba?

Tutto questo è il frutto della profonda passione del sign. Claudio per gli animali e per la vita all’aria aperta, una passione nata quando, da bambino, è cresciuto nella cascina dei nonni, che lui chiamava e ancora chiama “fattoria”.

Il suo racconto ci parla di un mondo agricolo ormai sorpassato, di metodi  antichi e di genuino foraggio per i bovini, fresco trifoglio per i conigli, il meglio per il maiale e i volatili da cortile, allegramente razzolanti sino a che una festa speciale richiedeva brodo di gallina o prelibato cappone.

Oggi il sign. Claudio ha ricreato, per così dire, quell’antica atmosfera. Tra tutti gli animali da lui allevati, senza dubbio spiccano per il pelo folto e la loro graziosa andatura le caprette tibetane.

Sign. Claudio, cosa l’ha spinta a dedicare così tanto tempo e passione agli animali? 

Ribadisco che questo è stato l’insegnamento dei miei nonni. Loro tenevano con cura gli animali da cortile, il maiale, i conigli ed una quantità indefinibile di cani e gatti. Ma avevano anche i canarini e un merlo indiano che avevano trovato nella stalla, forse scappato da qualche carrozzone da circo. Probabilmente si era rifugiato lì o cercava cibo.

E al proposito, non era facile procurarsi il nutrimento per gli animali, sembrava che da un momento all’altro non si sarebbe più potuto sfamarli a causa della povertà. Tuttavia i miei nonni hanno sempre fatto vivere al meglio gli animali e davano un nome a tutti. Ormai era finita la lista dei Santi del calendario!

E lei da quando alleva questi animali che popolano questa bella area verde?

Avevo già iniziato a tenere qualche coniglio e due galline che facevano ottime uova ma mi sono dedicato a questa passione quando è morta mia moglie.

Non ho nipoti e quindi trascorro il mio tempo con questi animali, che ormai non lascio mai.

Quali animali preferisce tra i numerosi che lei alleva?

Tanti sono gli animali che mi piacciono e cui sono affezionato: ricordo un asinello che tenni per alcuni anni e che era davvero molto intelligente, mi riconosceva e mi veniva incontro quando gli portavo il fieno.

Tuttavia la mia preferita è una capretta tibetana, anzi un capretto tibetano, bianco e nero e davvero molto intelligente. E’ un animale pauroso e curioso contemporaneamente, non vuole imposizioni ed è molto testardo. Mi sono fatto l’idea che questo capretto, che ormai ha alcuni anni, mi riconosca e pure lui mi venga incontro quando mi avvicino per rifornire il foraggio o anche semplicemente perché sente la mia voce.

Come si chiama il suo capretto tibetano nano?

Si chiama Dindo e gli ho dato questo nome perché da piccolissimo, quando l’ho comprato, scuoteva la testolina come un dindon. Se io chiamo “Dindo!”, lui si scuote, drizza le orecchie e si avvicina a me. Tante volte mi accoglie belando e ammetto che mi sembra che mi saluti. Adesso ha quasi 9 anni e spero che viva almeno altrettanti anni, magari sopravviverà a me… ma non lo so…

Sarebbe un dispiacere per entrambi.

La capretta tibetana nana è un animale difficile da allevare?

No ma bisogna avere molte attenzioni nel selezionare l’erba in modo che non ingoino niente di irritante o velenoso, dare la giusta dose di sale, lasciarle libere in uno spazio recintato abbastanza grande. Insomma, a questi animali o hai tempo di dedicartici e li tratti bene, oppure meglio non tenerli e dedicarsi a qualcos’altro.

Le persone condividono la sua passione?

Forse qualcuno ci sarà che pensa che io sia un po’ fissato ma la morte di mia moglie, dopo una vita insieme, mi ha talmente svuotato che avevo bisogno di qualcosa di vivo a cui dedicarmi. E allora ho rinforzato la mia passione di sempre, gli animali. Se avessi potuto studiare, sicuramente avrei fatto il veterinario.

Comunque passano di qui i bambini con i genitori in bicicletta e per loro è molto bello osservare gli animali. Sinceramente, essendo proprietà privata ed avendo tutti i permessi, non faccio entrare nessuno altrimenti diventerebbe uno stress per gli animali. Ho esposto di non dare nulla da mangiare, insomma, avvicinarsi ad un animale significa rispettarlo e domandarsi se quello che facciamo gli fa bene.

Le domando un’ultima cosa: cosa trae da questa sua grande passione?

Beh, un po’ mi sembra di avere tutti qui con me, mia moglie, i nonni della fattoria e di non essere solo. Poi risento i profumi del fieno o anche l’odore naturale degli animali, malgrado Dindo non sia proprio puzzolente ma è pur sempre un capretto. Insomma, è come se io che ho quasi 80 anni potessi tornare indietro e vivere in un mondo buono, quello degli animali.

 

Ringrazio di cuore il sign. Claudio, un nome di fantasia, che per sua naturale discrezione non intende apparire. Non ne abbiamo comunque bisogno in quanto si sono già ampiamente mostrate la sua sensibilità e, soprattutto, la capacità di fare una scelta di vita buona per lui e, contemporaneamente, per i suoi animali della “fattoria”: disposizioni d’animo che non possono che farci bene.

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