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Una nuova realtà, un nuovo modo di viverla

11 Maggio 2020 | di Rosalba Torretta

i mondi di carta - Rosalba Torretta

In questa drammatica fase storica, dominata dalla pandemia da Covid-19, una delle dinamiche più evidenti e sofferte è l’ineluttabile percezione di un profondo cambiamento.

Tutti lo dicono: la nostra vita è cambiata, in peggio. Ne risentono gli esseri umani di ogni età, la natura, gli animali, l’ambiente.

In psicologia il termine “cambiamento” assume perlopiù una coloritura positiva, in quanto corrisponde ad una svolta evolutiva della persona. Anche la nostra manifestazione, imondidicarta, è amica del cambiamento costruttivo, grazie ad eclettici stimoli culturali ed occasioni di benessere e conoscenza di sé.

Al contrario, quanto stiamo vivendo è una sorta di destrutturazione e, pertanto, non prescinde da un aspetto fortemente traumatico, cui in effetti il cambiamento spesso si accompagna.

Nel nostro àmbito ci stiamo confrontando sulle prevedibili conseguenze di tale cambiamento, verificando già da oggi gli intensi segnali di destabilizzazione psicoemotiva, psicofisica e sociale.

Il cambiamento riguarda tutte le professionalità, tutti gli ambienti, tutte le età, dal neonato all’anziano.

Anche noi terapeuti, ovviamente, dobbiamo fare i conti con il cambiamento: i nostri timori, i personali dispiaceri, la ristrutturazione delle modalità di incontro con i nostri pazienti, così come i medici e quanti appartengono al settore delle professioni di cura.

Sono strani i fenomeni che accompagnano e segnano le nostre giornate: mi ha colpita sin dall’inizio il suono della sirena dell’ambulanza, che ha tristemente sostituito la sindrome dello squillo fantasma del cellulare. Ora sembra di udire la sirena anche quando non è attiva nelle vicinanze.

Tali dispercezioni auditive si accompagnano a fissazioni visive un poco ossessive: un passante appare da lontano… sta indossando la mascherina oppure no?

Il cambiamento si è impossessato della nostra vita e del nostro tempo senza chiedere permesso. E’ invadente e prepotente ma anche ambivalente, tanto da spingerci sia verso il recupero della tradizione e del passato, sia verso nuove forme di comunicazione e di relazione.

Come Giano bifronte, ha due facce, guerra e pace.

E’ quindi auspicabile il far proprio quanto di buono e funzionale ci viene offerto dal cambiamento: la riscoperta di valori di solidarietà e concordanza, le relazioni familiari e amicali, la cultura, la tecnologia, lo smart working, la creatività.

Come diceva qualcuno, meglio cambiare da soli, senza essere del tutto costretti a farlo… proviamoci.

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